C'è un momento, ogni anno, in cui l'estate smette di essere solo estate. Non succede da un giorno all'altro: è più simile a un cambio di luce, impercettibile, che si nota solo se ti fermi ad ascoltare. Le sei del pomeriggio non sono più le sei di giugno. L'ombra si allunga un po' prima. E tu, che magari stai ancora portando i sandali e bevendo cose fredde, senti già qualcosa muoversi sotto la superficie.
Non è tristezza per l'estate che finisce. È qualcos'altro: la parte di te che vive per l'autunno che comincia, in silenzio, a farsi spazio.
Il tempo delle piccole scorte
C'è un gesto molto antico che mi piace pensare proprio in questi giorni: fare scorta. Non di cibo, anche se le marmellate d'estate restano un rito bellissimo ma di sensazioni. Di momenti da tenere da parte per quando le giornate si accorceranno davvero.
In atelier lo faccio anche letteralmente: è il periodo in cui provo le prime miscele pensate per l'autunno, ancora prima che sia il momento di raccontarle. Cera che si scioglie piano, essenze che si sovrappongono, un quaderno pieno di annotazioni su cosa funziona e cosa no. Nessuno le vedrà per un po'. Ma il lavoro di preparazione quello silenzioso, quello che nessuno fotografa è spesso la parte più bella di tutta la stagione.
Anche tu puoi fare la tua scorta, a modo tuo: una playlist che tieni pronta per ottobre, un libro comprato ora ma messo via "per quando farà freddo", un profumo che associ già mentalmente al maglione di lana.
Cosa cercare, se sai dove guardare
L'autunno non arriva all'improvviso il 22 settembre. Manda avvisaglie, per chi ha voglia di notarle:
La luce che cambia colore. Verso fine agosto il sole comincia a essere più basso, più dorato, meno bianco. Le foto scattate nella stessa ora del giorno, a distanza di poche settimane, raccontano già una stagione diversa.
Il primo mattino fresco. Arriva sempre all'improvviso, di solito dopo un temporale: un'aria diversa alle finestre aperte, che ti fa tirare su le coperte per la prima volta da mesi.
I mercati che cambiano pelle. Accanto ai pomodori e alle pesche cominciano a comparire le prime pere, i fichi, qualche cesto di castagne acerbe. È un mercato ancora estivo, ma con un piede già nella stagione dopo.
Il bisogno improvviso di accendere qualcosa la sera. Non per il freddo per l'atmosfera. Una candela, una lampada più bassa, quella voglia di raccogliere la luce invece di espanderla. È spesso il primo segnale vero, quello che arriva da dentro prima ancora che da fuori.
Un rituale per chi non sa aspettare
Se anche tu, come me, non riesci proprio ad aspettare settembre, prova questo: scegli una sera di fine luglio o d'agosto qualunque, magari dopo un temporale, e trattala come se fosse già la prima sera d'autunno. Accendi una luce calda, prepara qualcosa di tiepido da bere, lascia che l'aria della finestra faccia il resto. Non stai anticipando nulla in modo forzato stai semplicemente ascoltando qualcosa che, sottotraccia, è già cominciato.
Con lentezza, Vicky

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